Dalle minacce di morte in un Bar, al gol annullato contro il Lecce fino alla lite con prandelli. Daniel Osvaldo ha vissuto una vita, sporitva e non, fuori dal comune

“Una volta ero in un bar di Roma e mi stavano quasi per uccidere” mai frase fu più perfetta per raccontare in poche parole, Pablo Daniel Osvaldo, attaccante italo/argentino ricordato per essere stato calciatore di alcune bigi italiane come Juventus ed Inter.

Un racconto che potrebbe nascere in qualsiasi parte della capitale perchè Daniel Osvaldo è cosi, cittadino di libero pensiero e parola, come forse pochi altri sono. Genuino, non costruito, il suo personaggio lo deve per quella vaga somiglianza con Jhonny Deep, e per quell’atteggiamento spesso spaccone di chi sa che può permetterselo.

Osvaldo contro Prandelli, dalla nazionale al Galatasaray

I cattivi rapporti non gli hanno mai fatto paura, neppure quando andava contro il Ct della nazionale, al tempo Cesare Prandelli: «Avevo fatto sei o sette gol nelle qualificazioni, ero il titolare e avevo la maglia numero 10, ma mi lasciò fuori perché i giornali dicevano che ero argentino e andava convocato qualcun altro – tuona Osvaldo – Spero stia passando male la quarantena. Quando poi mi chiamò per andare al Galatasaray, gli dissi che non avrei accettato neanche per 50 milioni. La cosa brutta è stata che ho scoperto di non essere convocato dai giornali, non mi ha neanche chiamato. Ci sono rimasto malissimo, sono finito a piangere, volevo morire perché meritavo di andare in Brasile».

L’eccesso ed il politically correct che contraddistingue la gran parte dei giocatori per Osvaldo non esisteva, basti pensare che in più di un occasione si è beccato spesso anche con i suoi stessi tifosi, ai cancelli mentre firmava gli autografi, cliccare per credere

Osvaldo e quel gol annullato contro il Lecce che ha fatto storia

La rovesciata di Osvado che ha incantato tutti

Tuttavia se per strada vi capitasse di chiedere ad un tifoso della Roma, quali sono stati i due gol non convalidati ai giallorossi più clamorosi , lui non esiterà a dirvi quelli di Turone e Osvaldo.

Beh si, perché se il “non gol” di Turone è famoso per non aver permesso ai giallorossi il sorpasso a poche giornate sulla Juventus poi campione d’Italia nel 1981, il gol di Osvaldo ha ben poco a che vedere con la classifica.

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Era il 20 novembre 2011 e la Roma di Luis Enrique stava vincendo in casa 2-1 contro il Lecce, partita facile sulla carta alla ricerca del gol per chiudere il match e per mettere in cassaforte i tre punti migliorando così una situazione in classifica non proprio felicissima.
Siamo agli sgoccioli della partita, Fernando Gago scucchiaia un pallone nel mezzo per Pablo Osvaldo che con un gesto tecnico che ha poco da invidiare alle ben più famose rovesciate di Cristiano Ronaldo e Van Basten, scaraventa il pallone in porta, lo stadio è in delirio ma purtroppo la soddisfazione del gol dura poco perché la bandierina dell’assistente dell’arbitro è ingiustamente alzata, cancellando un gol che sicuramente avrebbe fatto parlare.

Pablo Daniel Osvaldo, detto Dani, era questo classe e follia fuori e dentro al campo, un giocatore con dei colpi eccezionali ma mai riuscito veramente ad entrare al centro di un progetto di una squadra.

Un re leone che alla fine purtroppo ha mantenuto il paragone con Batistuta solo sul soprannome.

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